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SUMMARY:Preghiamo insieme 16/10/22
DESCRIPTION:Non mancate: preghiamo insieme 16/10/22\n\n\n\n\n\nCari amici riprendiamo la nostra preghiera domenicale on-line. Vuole essere un momento in cui\, insieme\, ci confrontiamo in modo semplice sulla Parola di Dio  \n\n\n\n\n\n\n\nVi aspettiamo numerosi \n\n\n\nGiuseppina\, Remigio e Francesca in comunione con Eugenio e tutti gli angeli e santi del paradiso \n\n\n\n\n\npreghiera-del-16-ottobre-2022Download
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DESCRIPTION:Il nostro appuntamento domenicale ci aspetta. La riflessione sul Vangelo di oggi è bella ed interessante: riusciamo a credere che Gesù Cristo è veramente risorto\, o come Tommaso abbiamo bisogno di toccare le Sue ferite? \n\n\n\nPreghiera-del-24-aprile-2022Download\n\n\n\n\n\nPreghiera per domenica 24 aprile 2022\n\n\n\nPreghiere e meditazioni sul Vangelo di oggi \n\n\n\nGuida: La fede è certamente un dono\, ma concordare con questa verità non significapredisporsi a una ricezione passiva. Il credente è infatti coinvolto in un cammino di ricerca checonduce a Dio attraverso l’ascolto della Parola\, la preghiera\, l’interpretazione dei segni e lapratica efficace della carità verso i fratelli. Chi aspetta di «vedere per credere»\, rischia dirimanere per sempre cieco e di non cogliere le molte prove della misericordia di Dio già anostra disposizione\, prima fra tutte la morte e risurrezione di Cristo.Nel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen \n\n\n\nLettore 1: Dal vangelo secondo Giovanni Gv 20\,19-31La sera di quel giorno\, il primo della settimana\, mentre erano chiuse le porte del luogo dove sitrovavano i discepoli per timore dei Giudei\, venne Gesù\, stette in mezzo e disse loro: «Pace avoi!». Detto questo\, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me\, anche io mando voi».Detto questo\, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete ipeccati\, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete\, non saranno perdonati».Tommaso\, uno dei Dodici\, chiamato Didimo\, non era con loro quando venne Gesù. Glidicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nellesue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la miamano nel suo fianco\, io non credo».Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. VenneGesù\, a porte chiuse\, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti quiil tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essereincredulo\, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse:«Perché mi hai veduto\, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».Gesù\, in presenza dei suoi discepoli\, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questolibro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo\, il Figlio di Dio\, e perché\,credendo\, abbiate la vita nel suo nome.Parola del Signore.Tutti: Lode a Te o Cristo. \n\n\n\nLettore 2: La risurrezione\, è il centro insostituibile e non negoziabile del cristianesimo. Ilcristianesimo professa la morte e risurrezione di Gesù. L’affermazione dell’insostituibilità dellarisurrezione è in stretta connessione con la centralità del Risorto e tutte le conseguenzesalvifiche che ne derivano per l’uomo. Si parla di risurrezione poiché vi è un Risorto. Nelcristianesimo non si sostiene teoricamente la risurrezione\, bensì la si asserisce già avvenuta inCristo\, il Risorto.Qui si mostra la profondità e la serietà del cosiddetto «dubbio» di Tommaso. Ingiustatradizione quella che fa di queste parole l’espressione di ostinata incredulità. Tommaso non èun grossolano empirista\, un realista ingenuo per il quale c’è ed è vero solo quello che vede\,cioè lo stadio più primitivo e meno raffinato della conoscenza umana. Tommaso è un vero eserio ricercatore della verità della fede. Colui che appare mostra a Tommaso le sue ferite\, isegni della passione. L’apostolo può dunque trovare risposta alla sua inquietudine. Fra chi gliappare davanti e il Crocifisso c’è identità. Eppure\, strettamente parlando\, fin qui non c’èancora affermazione della risurrezione. Il passo da compiersi è ancora ulteriore. Tommaso aquesto punto non deve tanto toccare quanto comprendere. È questo il balzo per giungere allafede\, e Tommaso lo compie quando coglie e comprende i segni per quello che sono: segni.L’interpretazione porta Tommaso alla fine del percorso. Ciò è detto nelle sue parole\, insiemeinvocazione e professione di fede. «Mio Signore e mio Dio!» \n\n\n\nLettore 3: Alla professione di fede di Tommaso il Risorto risponde con parole che nella letturadel testo devono essere ben intonate. «Perché mi hai veduto\, tu hai creduto; beati quelli chenon hanno visto e hanno creduto!». Se lette male suonano solo come un rimprovero. Sonoinvece parole nelle quali il Risorto annuncia una beatitudine nuova e speciale per chiproclamerà la fede senza il riscontro visibile del suo corpo glorioso. È la beatitudine particolaredei credenti dall’epoca della predicazione apostolica a oggi. Pur salvaguardando le differenze\,la struttura dinamica della professione di fede è la medesima per i credenti di oggi\, per quellidi Gerusalemme e\, prima ancora\, per Tommaso. In Gerusalemme\, presso il portico diSalomone\, i discepoli rendono la loro prima testimonianza. A fronte di questa\, dice Luca\,«sempre più […] venivano aggiunti credenti al Signore». La folla è attratta da quanto i discepolidicono e da quello che fanno.La comunità apostolica\, e dopo di lei quella dei credenti\, con la sua testimonianza è importantestruttura di mediazione della fede. La preghiera comune\, manifestazione della concordiaecclesiale\, e le guarigioni sono dei segni per chi li vede dall’esterno. Dei segni che interroganoe che\, se interpretati nel contesto dell’annuncio degli apostoli\, possono provocare il balzo nellafede. La quale\, comunque\, rimane un atto di relazione intima con il Signore. \n\n\n\nLettore 4: Ancora oggi questa è la dinamica della fede. Ogni credente\, infatti\, è sempreimplicato nell’avventura di correlare elementi per capirli e successivamente interpretarli. Èsempre coinvolto in un’avvincente ermeneutica dei segni\, al fine di percorrere la sua ricercadi fede. Per noi\, oggi\, i segni sono dati nella Tradizione della Chiesa\, nella vita storica edecclesiale\, e\, soprattutto\, nella Scrittura.All’importanza di questa per la vita del credente ci richiama proprio il finale del vangelo eanche il testo dell’Apocalisse. L’esperienza di fede del credente di oggi\, dunque\, deve esserenecessariamente nutrita dalla frequentazione assidua della Scrittura che tramanda latestimonianza degli apostoli. In essa si trovano i contenuti della nostra fede e della nostrasperanza\, ai quali fare riferimento per la conduzione della nostra vita di credenti. \n\n\n\nLettore 5: La risurrezione è un fatto reale e inequivocabile\, ma comprendere il suo significatoper la nostra vita non è né scontato né banale: richiede un cammino di fede. Preghiamoinsieme e diciamo:Cristo\, mio Signore e mio Dio.• Perché non ci accontentiamo di conoscere ciò che si dice su di te\, ma desideriamoincontrarti e udire la tua Parola. Preghiamo.• Perché la nostra riflessione di fede parta dalla realtà di un Dio che si fa veramente uomo\,muore veramente in croce e veramente risorge. Preghiamo.• Perché sappiamo essere per i fratelli segni della tua presenza. Preghiamo.• Perché il tuo augurio di pace possa raggiungerci ancora oggi e concretizzarsi grazieall’opera delle nostre mani. Preghiamo.Fai che\, accogliendo il tuo Vangelo\, sappiamo scorgere anche nel tempo che siamo chiamati avivere i segni della tua presenza. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen \n\n\n\nAl termine della nostra riflessione preghiamo secondo le intenzioni del Santo Padre e per laPace nel mondo• Padre Nostro…• Ave o Maria…• Gloria al Padre…Per tutte le anime del Purgatorio• Eterno Riposo (3) \n\n\n\nPROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA: Signore\, ci professiamo cristiani\, ma nonfrequentiamo la Scrittura e il contenuto del tuo Vangelo ci resta sconosciuto. Aiutaci affinchéin questa settimana troviamo almeno 10 minuti ogni giorno da dedicare alle Sacre Scritture.Nel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
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DESCRIPTION:Siamo giunti all’ultima domenica di Quaresima. Il Vangelo di oggi ci insegna che Gesù non dà nulla per scontato\, tantomeno l’importanza di una persona e del suo rapporto intimo con la misericordia di Dio. \n\n\n\nMeditiamo insieme su questo passo del Vangelo. \n\n\n\nPreghiera per domenica 3 aprile 2022 \n\n\n\nPreghiere e meditazioni sul Vangelo di oggi \n\n\n\nGuida: Prepararsi alla settimana santa significa ri-costruire le proprie relazioni in due direzioni. La prima è quella che va verso Dio\, il quale\, se ci rivolgiamo a lui coscienti dei nostri peccati e desiderosi di ricevere il suo perdono\, non ci rifiuta mai e ri-conferma la sua scelta di considerarci figli. La seconda è quella che va verso il nostro prossimo\, salvato\, come noi\, dalla misericordia del Padre e dunque nostro fratello nel difficile cammino verso il Regno. \n\n\n\nNel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen \n\n\n\nLettore 1: Dal vangelo secondo Giovanni  Gv 8\,1-11 \n\n\n\nIn quel tempo\, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. \n\n\n\nAllora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio\, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro\, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè\, nella Legge\, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. \n\n\n\nMa Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia\, poiché insistevano nell’interrogarlo\, si alzò e disse loro: \n\n\n\n«Chi di voi è senza peccato\, getti per primo la pietra contro di lei». E\, chinatosi di nuovo\, scriveva per terra. Quelli\, udito ciò\, se ne andarono uno per uno\, cominciando dai più anziani. \n\n\n\nLo lasciarono solo\, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna\, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno\, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». \n\n\n\nParola del Signore. \n\n\n\nTutti: Lode a Te o Cristo. \n\n\n\nLettore 2: La scorsa domenica\, riflettendo sul sacramento della riconciliazione\, si è osservato come la confessione dei peccati è in vista dell’accoglienza della misericordia\, non della vergogna delle proprie miserie. \n\n\n\nLa memoria di sé è spiritualmente importante\, ma a patto che non ci blocchi nel passato ma ci rilanci nel futuro. Anche nel sacramento della riconciliazione il riconoscimento del proprio peccato è in vista del futuro. La scena narrata da Giovanni è un conflitto fra Gesù\, scribi e farisei. In questo conflitto la donna è solo causa e strumento. Se non fosse per l’attenzione che Gesù le riserva\, tutti sarebbero disinteressati alla sua persona. Lei è il suo peccato\, è bloccata nel suo passato e nel suo peccato. \n\n\n\nL’interesse vero degli accusatori è di trovare il modo di mettere Gesù in contraddizione con Mosè o con se stesso. La Legge dichiara questa donna colpevole\, e condannabile alla lapidazione. Questo è il massimo che può fare una legge. Stabilire il confine fra bene e male; dare chiarezza di ciò che è bene e ciò che è male. Prevedere premi e punizioni. Ma è incapace di dare perdono. Grazie alla legge si può sapere cosa bisognerebbe fare\, ma la legge non dà la forza di farlo. Per questo ci vuole la grazia. \n\n\n\nNel dialogo fra Gesù e i suoi interlocutori\, Gesù non raggiunge solo il risultato di non far lapidare la donna\, ma anche di porre tutti di fronte a se stessi. Chi può arrogarsi di giudicare gli altri se appena guarda se stesso in onesta coscienza? \n\n\n\nNel successivo dialogo con la donna\, Gesù si relaziona con lei mettendo al centro dell’attenzione la sua persona\, non il suo peccato. Non è un rapporto bugiardo sminuente la gravità della sua azione. La prende seriamente\, anche nel suo peccato. Ma non la blocca nel suo peccato: le offre una nuova possibilità di vita (cf Gv 8\,11). \n\n\n\nLettore 3: La vicenda dell’adultera è l’immagine del percorso del peccatore riconciliato. È qui che giunge alla sua pienezza il cammino incominciato con il riconoscimento del proprio peccato. Nel perdono che ci raggiunge nel sacramento\, Dio è realmente il creatore ri-creatore\, e con il suo perdono ci dischiude orizzonti di vita nuova. Questo è l’effetto del perdono: siamo ri-creati a sua immagine e somiglianza; restituiti alla nostra dignità di figli ricevuta nel battesimo\, purificata nell’ascesi\, visualizzata nella trasfigurazione\, desiderata dalla pazienza misericordiosa di Dio. Siamo liberati dalla nostra colpa\, rivestiti degli abiti di figli\, e rilanciati verso la vita. In ciò sta il senso della Quaresima. A questo punto è possibile avviarsi verso la settimana santa. \n\n\n\nLettore 4: \n\n\n\nSignore\, pensiamo che sia tipico dei forti giudicare con durezza\, ma non abbiamo il coraggio assumerci la responsabilità delle nostre condanne. Abbi pietà di noi.Cristo\, approfittiamo del tuo perdono per non convertirci e per ricadere negli stessi sbagli. Abbi pietà di noi.Signore\, non crediamo che\, anche di fronte alle nostre colpe\, tu possa davvero volerci ancora bene. Abbi pietà di noi.\n\n\n\nLettore 5: \n\n\n\nIn Cristo\, Dio non ha atteso che fossimo degni della sua presenza\, ma ci ha raggiunto nella nostra miseria\, per portarci la sua misericordia. Preghiamo insieme e diciamo: \n\n\n\nSignore\, siamo peccatori: non condannarci. \n\n\n\nPerché\, quando sono in gioco l’incolumità\, la libertà o la felicità di altri esseri umani\, riflettiamo con saggezza e agiamo con prudenza. Preghiamo.Perché il nostro desiderio di punire nel tuo nome sia deluso dall’inconfondibile chiarezza del Vangelo. Preghiamo.Perché sappiamo vederci come uomini nuovi\, rigenerati nel sacramento della riconciliazione. Preghiamo.Perché abbiamo il coraggio di considerarci e di considerare i nostri fratelli persone\, senza affidarci alla comodità del «così si dice» e del «così si suole fare». Preghiamo.\n\n\n\nO Padre\, ci hai chiesto di rinunciare alla sicurezza del nostro giudizio di condanna\, per aprirci all’onnipotenza del tuo amore. Fa’ che\, con il tuo aiuto\, progrediamo nel cammino di fede e nella comunione con i fratelli. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen \n\n\n\nAl termine della nostra riflessione preghiamo secondo le intenzioni del Santo Padre e per la Pace nel mondo \n\n\n\nPadre Nostro…Ave o Maria…Gloria al Padre…\n\n\n\nPer tutte le anime del Purgatorio \n\n\n\nEterno Riposo (3)\n\n\n\nPROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA \n\n\n\nSignore Gesù fai che questa settimana  buttiamo via la pietra del giudizio e della maldicenza e anche noi ci sentiamo peccatori bisognosi della misericordia di Dio. \n\n\n\nNel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen \n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\npreghiera-del-3-aprile-2022Download
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SUMMARY:Preghiamo insieme domenica 27 marzo 2022
DESCRIPTION:Siamo giunti alla quarta domenica di Quaresima\, il Vangelo ci pone avanti ad una delle parabole più belle: quella del figliol prodigo\, o ancora meglio del Padre Misericordioso.  \n\n\n\nNon mediteremo mai abbastanza su questo passo del Vangelo.  \n\n\n\n\n\n\n\nGuida: La liturgia di Quaresima dell’anno C\, seguendo il vangelo di Luca\, conduce lungo unpercorso di scoperta e di coinvolgimento nella misericordia del Signore. È in ragione di talemisericordia che si dischiude per l’uomo la possibilità della fuoriuscita dalla propria condizionedi peccato\, per accogliere in pienezza il dono della risurrezione.Così si giunge a questa domenica\, penultima di Quaresima\, in cui la contemplazione si fissacon maggior intensità proprio sul tema centrale: la misericordia.Nel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen \n\n\n\nLettore 1: Dal vangelo secondo Luca Lc 15\,18In quel tempo\, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei egli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse alpadre: “Padre\, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le suesostanze. Pochi giorni dopo\, il figlio più giovane\, raccolte tutte le sue cose\, partì per un paeselontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto\,sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Alloraandò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione\, che lo mandò nei suoi campia pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessunogli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane inabbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò\, andrò da mio padre e gli dirò: Padre\, ho peccatoverso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami comeuno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.Quando era ancora lontano\, suo padre lo vide\, ebbe compassione\, gli corse incontro\, gli sigettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre\, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; nonsono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto\, portate qui ilvestito più bello e fateglielo indossare\, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendeteil vitello grasso\, ammazzatelo\, mangiamo e facciamo festa\, perché questo mio figlio era mortoed è tornato in vita\, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno\, quando fu vicino a casa\, udì la musica e ledanze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose:“Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso\, perché lo ha riavuto sanoe salvo”. Egli si indignò\, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma eglirispose a suo padre: “Ecco\, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuocomando\, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che ètornato questo tuo figlio\, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute\, per lui haiammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio\, tu sei sempre con me e tutto ciò cheè mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi\, perché questo tuo fratello era morto ed ètornato in vita\, era perduto ed è stato ritrovato”».Parola del Signore.Tutti: Lode a Te o Cristo.Lettore 2: La parabola proposta\, forse la più famosa di tutto il Vangelo\, è erroneamente dettala parabola del Figliol Prodigo. È meglio chiamarla\, come ormai sempre più spesso si fa\, laparabola del Padre Misericordioso. Il padre ha due figli. Il minore è quello su cui l’attenzionenormalmente si ferma di più. Si allontana da casa dopo aver chiesto l’eredità. Rompe larelazione in modo evidente. Nulla più lo trattiene nella casa del padre e liberamente sceglie ilproprio cammino. In questo percorso dissipa tutto ciò che ha\, fino al colmo dell’aberrazione:pascola i porci e\, addirittura\, ne vorrebbe mangiare le carrube (cf Lc 15\,14-16). A questo puntosi pente\, anche se il suo pentimento è piuttosto sospetto: vero ritorno o solo fame che a casadel padre sa di poter soddisfare?Ma l’atteggiamento del figlio maggiore è molto differente da quello del figlio minore? Veroche non se ne va di casa\, ma è mai stato a casa? Al ritorno del fratello si rivolge al padre conparole che dimostrano la sua incapacità di gioire della sua gioia\, perché non è mai stato incomunione con lui. Un estraneo in casa sua. Alla fin fine bisogna riconoscere che\, seppuresecondo modalità diverse\, l’atteggiamento di fondo dei due fratelli non li differenzia affatto. \n\n\n\nLettore 3: E qui si ritrova la figura del padre. Silenziosamente aveva accettato la liberadecisione del figlio minore di allontanarsi. Silenziosamente\, ma con evidente apprensione\, loaveva atteso. Al solo vederlo in lontananza gli corre incontro. Gioisce per il ritorno. Chiama ilmaggiore a condividere la sua gioia. Irrigidito nella sua presunta bontà dimostra di non esserecapace di condividere la gioia. D’altronde questa parabola (e le due precedenti) è stata narratada Gesù per farisei e scribi che «mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangiacon loro”». La reazione del padre stona però anche con l’atteggiamento del figlio minore.Forse perché mosso più dalla fame che da reale pentimento torna a casa con un discorsopreparato nel quale afferma che non è possibile per lui ritornare a essere considerato figlio. Ilpadre invece\, e qui è la misericordia\, non solo non lo lascia finire di parlare\, ma\, ancor più\,chiama i servi per restituirgli tutti i segni della sua dignità\, la sua identità e le sue relazioni. Èuna novità di vita che viene dall’essere inseriti in Cristo\, dal riscoprire la nostra dignità di figliricevuta nel battesimo. Il senso del cammino quaresimale.Lettore 4: Nella vicenda del figlio minore della parabola il punto di svolta si ha quando «ritornòin sé». È un momento di consapevolezza\, di presa di coscienza della propria situazione.La Quaresima è un tempo forte in cui ci si accosta a celebrare il sacramento dellariconciliazione. Perché non sia solo un rito sterile\, dettato esclusivamente dall’abitudine\, èopportuno che ci si identifichi con il cammino di esilio e ritorno del figlio minore.La confessione del proprio peccato\, nella sua asprezza\, educa all’introspezione\, è un autenticomomento di verità\, nasce dalla preziosa capacità di mettersi onestamente di fronte a sé stessi\,ma non cede alla disperazione. È l’identificazione di quei precisi punti su cui dobbiamocrescere per essere ciò che veramente siamo\, non per vergognarci di ciò che siamo stati.La confessione dei propri peccati è l’ammissione umile della propria miseria\, ma solo perchéquesta è accolta e sanata dalla misericordia di Dio. Fra miseria e misericordia ciò che conta èla misericordia.Lettore 5:Il ritorno a Dio da peccatori non è un momento di tristezza\, ma di gioia. Egli desiderariconciliarsi con noi\, prima ancora di averci giudicato. Preghiamo insieme e diciamo:Signore\, non siamo degni: perdonaci.• Perché non crediamo di essere migliori dei nostri fratelli lontani soltanto perchéfrequentiamo la tua casa. Preghiamo.• Perché dissoluzione e disordini non ci impediscano di ricordare che siamo tuoi figli\,chiamati a raccogliere l’eredità del Regno. Preghiamo.• Perché la consapevolezza del tuo amore ci aiuti a coltivare le virtù della pazienza e dellaperseveranza. Preghiamo.• Perché in Cristo sappiamo scorgere l’umanità per come tu hai desiderato che fosse.Preghiamo.O Padre\, nulla se non il nostro egoismo è in grado di separarci da te. Aiutaci a non fuggire dalnostro passato e a non temere il nostro futuro\, ma a fidarci di te\, mettendo tutto nelle tuemani. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. AmenAl termine della nostra riflessione preghiamo secondo le intenzioni del Santo Padre e per laPace nel mondo• Padre Nostro…• Ave o Maria…• Gloria al Padre…Per tutte le anime del Purgatorio• Eterno Riposo (3)PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANAAiutaci Signore ad amare i nostri fratelli con lo stesso amore del Padre Misericordioso. Fai chesiamo degni di essere chiamati figli tuoi.Nel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen \n\n\n\npreghiera-del-27-marzo-2022Download
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SUMMARY:Preghiamo insieme domenica 6 febbraio 2022
DESCRIPTION:Nel nome del Padre\, e del Figlio e dello Spirito Santo\n\n\n\nGuida: Riflettiamo insieme sul Vangelo di questa domenica. La liturgia ci presenta  l’uomo Simon Pietro\, chiamato da Dio. Non ha potuto scegliere quando ricevere questa chiamata e nel momento in cui essa è arrivata\, si è sentito impreparato e indegno a riceverla.Quello che ha potuto decidere\, però\, è cosa rispondere: se superare il senso di vertigine per la sproporzione tra la missione che gli veniva assegnata e le sue forze o se lasciarsi vincere\, rimanendo indifferente.  \n\n\n\nGuida: Prima di metterci in ascolto della Parola\, chiediamo perdono a Dio: \n\n\n\nSignore\, i nostri fallimenti passati ci impediscono di rispondere positivamente alla tua chiamata. Abbi pietà di noi.Cristo\, le nostre colpe ci ossessionano e non riusciamo ad avere fede nella tua misericordia. Abbi pietà di noi.Signore\, nel momento della scelta vacilliamo\, chiedendoci perché debba toccare proprio a noi. Abbi pietà di noi.\n\n\n\nLettore 1: In questo brano del vangelo di Luca\, Gesù chiede a Pietro di fidarsi di lui. Nel farlo\, non fornisce prove e non ricorre a sottili argomentazioni: Cristo stesso e la sua Parola sono le uniche certezze su cui il pescatore galileo può basarsi per compiere questa scelta\, che risulterà decisiva per la sua intera esistenza.Dal vangelo secondo Luca                  In quel tempo\, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio\, Gesù\, stando presso il lago di Gennèsaret\, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca\, che era di Simone\, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.Quando ebbe finito di parlare\, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro\, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca\, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.Al vedere questo\, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù\, dicendo: «Signore\, allontanati da me\, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui\, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni\, figli di Zebedeo\, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E\, tirate le barche a terra\, lasciarono tutto e lo seguirono.  \n\n\n\nParola del Signore. \n\n\n\nLettore 2: Il vangelo di questa domenica mette in luce le dinamiche fondamentali del momento che inizia e fonda la sequela: la vocazione. Sia Simone\, sia Giacomo sia Giovanni\, sono dei chiamati in vista della missione. Sulle sponde del lago Gesù prende l’iniziativa di salire sulla barca di Simone e per primo instaura il dialogo con lui.L’iniziativa però non toglie spazio alla libertà dell’uomo. Alla richiesta di prendere il largo e gettare le reti Simone avrebbe potuto opporre un rifiuto\, basandosi sulla sua stanchezza (aveva pescato tutta la notte) e sulla sua esperienza (non aveva preso nulla).La vocazione è un’esperienza che chiama in causa la libertà e la decisione di ciascuno. Simone già conosceva Gesù (cf Lc 4\,38-39)\, ma questo non è ancora «decidersi per Gesù». C’è uno scarto fra il sapere di Gesù e il credere in lui. E lo scarto è superato solo con un balzo\, quello della decisione libera. \n\n\n\nLettore 3: Vocazione ed esperienza della graziaPer Simone la vocazione si delinea in un contesto (liturgico o di quotidianità) di prossimità col divino. L’esperienza lo mette di fronte alla scoperta della loro indegnità. Se la percezione del proprio peccato lo porta allo sgomento\, a porre una distanza tra lui e il divino che si rivela\, dall’altra parte Gesù va incontro all’indegnità umana\, ponendovi rimedio. Simone riceve un invito: «Non temere» (Lc 5\,10); e una nuova identità: «d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5\,10).Questa è l’esperienza della grazia. È il riconoscimento dell’iniziativa gratuita di Dio. Le vocazioni descritte in queste letture dicono che siamo chiamati per. Simone\, Isaia e Paolo sono chiamati per la missione. \n\n\n\nLettore 4: Esperienza del divino\, riconoscimento della propria indegnità\, dono della grazia\, se sono ricevuti con disponibilità\, trasformano il chiamato e lo approntano alla missione per la quale è chiamato. Qui però deve essere chiaro che si sta parlando di vocazione alla sequela\, non di vocazioni particolari\, che della prima sono solo modalità di realizzazione. L’esperienza della chiamata è\, nelle sue linee fondamentali\, comune alle vocazioni laicali\, alla vita consacrata\, al ministero sacerdotale.Come dice san Paolo\, la missione è sostanzialmente inserirsi nel processo di trasmissione di quanto ricevuto. La fede ci è stata annunciata\, di questa stessa fede siamo annunciatori. I modi seguiranno le specificità di tempo\, luogo\, ministero\, carattere e carismi di ciascuno. Ma i contenuti sono sempre (e solo!) quelli elencati da Paolo.Questa è la lieta novella\, l’Evangelo. Una missione che ci è affidata\, che continua quella di Cristo e della Chiesa apostolica\, e che dovrebbe suscitare un grande senso di responsabilità\, di entusiasmo e di consapevolezza della sproporzione. Sproporzione fra la fragilità personale e il messaggio di cui si è portatori; fra le forze e il compito; fra gli strumenti di cui si dispone e il mondo cui si è mandati. Perciò vale la pena di tornare alle parole di Gesù: «Non temere!». Parole di esortazione dette a Pietro; dette alla Chiesa di ogni tempo e luogo; dette a noi. \n\n\n\nLettore 5:  \n\n\n\nCome fece con Pietro e con Paolo\, Gesù invita anche noi\, oggi\, a lasciare tutto e a seguirlo. Preghiamo insieme e diciamo: \n\n\n\nSignore\, eccoci: manda noi. \n\n\n\nPerché la tua potenza non ci intimidisca\, ma ci convinca che puoi cambiare tutto\, anche il nostro cuore. Preghiamo.Perché sappiamo selezionare\, tra ciò che abbiamo ricevuto\, quel che proveniva da te e sappiamo trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Preghiamo.Perché la stanchezza e la disillusione non ci impediscano di riporre in te una fiducia sempre nuova. Preghiamo.Perché sappiamo lasciare ai nostri fratelli la stessa libertà di scelta che hai concesso a noi. Preghiamo.\n\n\n\nO Padre\, nella storia della salvezza hai spesso affidato missioni importanti a uomini piccoli o segnati dal peccato. Fa’ che\, grazie alla tua infinita misericordia\, anche noi possiamo sentirci pronti a rispondere di sì alla tua chiamata. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen \n\n\n\nLettore 6: Giunti alla fine di questa nostra breve meditazione\, preghiamo insieme come vuole il Santo Padre: \n\n\n\nPadre Nostro \n\n\n\nAve o Maria \n\n\n\nGloria al Padre \n\n\n\nPer i nostri cari defunti: \n\n\n\nEterno Riposo \n\n\n\nPer il nostro angelo Eugenio: Eterno Riposo \n\n\n\nNel nome del Padre\, e del Figlio e dello Spirito Santo
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SUMMARY:Preghiamo insieme domenica 30 gennaio 2022
DESCRIPTION:Giornata mondiale dei malati di lebbra – Continuiamo la lettura e la meditazione del Vangelo della domenica\, offrendo una piccola parte del nostro riposo festivo a conoscere ed amare meglio il Creatore.  \n\n\n\nDi seguito il passo del Vangelo e la meditazione \n\n\n\nLettore 1:Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.L’incredulità dei concittadini di Gesù è assai vicina a quella che molti di noi sperimentano. Proprio chi ha ricevuto il dono di una vita ricca della presenza di Dio e illuminata dalla sua parola\, infatti\, corre oggi il rischio di perdere fiducia\, di dover richiedere qualcosa di straordinario per credere. \n\n\n\nDal vangelo secondo LucaLc 4\,21-30In quel tempo\, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico\, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao\, fallo anche qui\, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi\, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa\, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa\, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato\, se non Naamàn\, il Siro».All’udire queste cose\, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte\, sul quale era costruita la loro città\, per gettarlo giù. Ma egli\, passando in mezzo a loro\, si mise in cammino.Parola del Signore. \n\n\n\nLettore 2: \n\n\n\nÈ ormai cronaca (purtroppo) che molti cristiani\, in varie parti del mondo\, sono emarginati\, incarcerati\, perseguitati e uccisi in quanto cristiani. Il contrasto all’annuncio di Gesù è già presente nelle prime vicende della sua vita pubblica e culmina nel suo arresto e condanna a morte. Già nell’episodio della sinagoga di Nazaret il rifiuto del suo messaggio porta al tentativo di linciaggio. È un preannuncio del destino di Gesù. Tuttavia Gesù\, stretto d’assedio da coloro che lo vogliono uccidere\, quasi fisicamente sommerso\, inaspettatamente\, visto il volgere degli eventi\, riesce a sfuggire alla volontà omicida. Frange la folla ed esce dall’accerchiamento.Se l’episodio è preannuncio della passione\, della volontà di morte nei suoi confronti\, è anche preannuncio della risurrezione: il suo uscire dall’accerchiamento mortifero. \n\n\n\nLettore 3: \n\n\n\nLa vicenda di Gesù si ripete in ogni suo discepolo che affronti nella sua vita le ostilità al Vangelo. Bisogna però anche riconoscere le differenze. In alcune parti del mondo i cristiani sono violentemente perseguitati e spesso giungono al martirio di sangue. Nel nostro continente\, e in Italia\, il cristianesimo vive una diversa sorte. Quando c’è ostilità alla fede\, essa si veste\, prevalentemente\, di forme più miti. Il cristianesimo può essere osteggiato affermando che i credenti sono portatori di una razionalità inferiore\, prescientifica. Oppure dicendo che la visione del mondo dei credenti appartiene ad un passato che oggi è improponibile e superato. O ancora sostenendo che chi crede è psicologicamente insicuro o immaturo per cui ha bisogno di un dio per affrontare le tragedie della vita. Oppure affermando che la proposta di vita avanzata dal cristianesimo conduce alla castrazione dell’umanità libera e realizzata.Dall’atra parte\, ma con effetti non diversi rispetto all’aperta ostilità\, si tributa al cristianesimo e alla Chiesa un eccessivo e suadente omaggio\, soprattutto per la sua azione di solidarietà sociale. Basta che non ardisca motivare questa prassi con ragioni che affondano nella fede. Un cristianesimo funzionale e perciò fagocitato. In quest’ultima tentazione le comunità cristiane hanno spesso incautamente scarrocciato\, dimenticando la propria missione profetica.In definitiva\, dunque\, se il martirio è testimonianza della fede fino al sacrificio di sé\, si può parlare di un martirio di sangue e di un martirio di annichilimento. Se la causa del martirio è l’opposizione al Vangelo\, per entrambe le forme di martirio\, seppur con intensità diverse\, gravide di effetti diversi\, la dinamica è sempre la stessa\, ed è immanente all’annuncio del Vangelo. La Parola suscita sempre reazioni di accoglienza e rifiuto. \n\n\n\nLettore 4: \n\n\n\nNel vangelo di Luca questa dinamica è già in atto ed evidente. Il tratto odierno è l’immediata continuazione di quello letto domenica scorsa (cf Lc 4\,14-21). Udendo il commento di Gesù al brano di Isaia (cf Lc 4\,21)\, in un primo tempo le sue parole sono accolte con apertura d’animo e meraviglia. Tuttavia\, subito dopo\, l’assemblea cambia atteggiamento: sorge il movimento che porta all’ostilità\, fino alla volontà omicida.All’affermazione di Gesù su di sé che richiede di andare oltre l’immediato visibile\, i presenti reagiscono presumendo della loro conoscenza: «Non è costui il Figlio di Giuseppe?» (Lc 4\,22). Arrogano diritti in ragione del fatto di essere concittadini; chiedono segni. Pregiudizio e interesse creano le condizioni per l’indisponibilità ad accogliere il messaggio di Gesù e la sua persona.A questo atteggiamento Gesù replica in modo nient’affatto distensivo. Citando i profeti Elia ed Eliseo\, e gli episodi biblici cui fa riferimento\, annuncia la volontà salvifica universale di Dio. Ma anche questo è inaccettabile agli uditori. La coscienza di essere popolo di Dio può essere vissuta come servizio per la salvezza di tutti\, oppure con orgoglio\, come privilegio. Il particolarismo dei Nazaretani non accetta di farsi servizio. La predicazione di Gesù\, che richiede fede disinteressata e disponibile\, è irricevibile per chi è arroccato nei propri pregiudizi e nei propri privilegi.Questo genera il conflitto\, come accadde nella vicenda del profeta Geremia\, il profeta che più immediatamente nella sua vita anticipa le vicende di Gesù. Il profeta\, però\, riceve una promessa: «Ti faranno guerra\, ma non ti vinceranno\, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1\,19).In questo sta la nostra fiducia. L’annuncio della Parola suscita sempre reazioni. Di accoglienza o di rifiuto. Tuttavia\, in caso di conflitto l’annunciatore è sorretto dalla benevolenza del Signore. Ciò non significa garanzia di successo. Però significa\, e questo basta\, vicinanza e protezione salvifica. \n\n\n\nLettore 5: \n\n\n\nGesù è venuto in mezzo a noi e ci ha invitato personalmente a seguirlo. Siamo chiamati a rispondere. Preghiamo insieme e diciamo: Signore\, rendici saldi e non avremo paura. \n\n\n\nPerché\, di fronte all’ostilità del mondo\, troviamo sostegno nella preghiera e nella partecipazione alla liturgia eucaristica. Preghiamo.Perché sappiamo che fare la cosa giusta non è una scelta da stupidi\, poiché si trova in te un alleato senza eguali. Preghiamo.Perché non ci consideriamo possessori esclusivi del tuo amore\, solo perché siamo stati cresciuti da «buoni cristiani». Preghiamo.Perché ci ricordiamo che\, con la tua risurrezione\, ci hai dimostrato che la paura della morte non può renderci schiavi. Preghiamo.\n\n\n\nO Padre\, fai che\, in una società esteriormente segnata dalla tua presenza ma spesso ostile alla tua Parola\, troviamo il coraggio di seguirti e di confidare in te. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen \n\n\n\nLettore 6: \n\n\n\nAl termine della nostra riflessione preghiamo secondo le intenzioni del Santo Padre: \n\n\n\nPadre Nostro…Ave o Maria…Gloria al Padre…\n\n\n\nPer tutte le anime del Purgatorio \n\n\n\nEterno Riposo (3)\n\n\n\nPROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA \n\n\n\nSignore\, ci hai dato i mezzi per essere saldi\, ma rimaniamo fragili. Aiutaci in questa settimana a metterci al servizio dei nostri fratelli senza se\, e senza ma.  \n\n\n\nNel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
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